COS’E’ L’OBSOLESCENZA PROGRAMMATA

L’obsolescenza programmata e’ un’espressione con cui come consumatori dovremmo essere familiari, a maggior ragione se abbiamo uno stretto rapporto con la tecnologia. A questa si contrappone la Decrescita felice.

Alcune settimane fa mi e’ stato proposto di fare un’animazione. I files di origine erano stati fatti con un software che avevo, quindi pensavo che non ci sarebbero stati problemi, ma quando li ho ricevuti ho scoperto che erano stati fatti con la versione successiva alla mia e non potevo aprirli. Per poter fare il lavoro avrei dovuto aggiornare la mia versione, quindi buttare un software perfettamente funzionante e pagare circa 1.000 euro per uno praticamente uguale. Questa e’ l’obsolescenza programmata, e quando decidiamo di metterci in proprio dobbiamo tenere presente, nel momento in cui decidiamo il prezzo per le nostre prestazioni, che dobbiamo accantonare una parte per comperare strumenti che invariabilmente si guasteranno o verranno superati da altri e non potremo piu’ usare pur essendo perfettamente funzionanti.

Ma vediamo l’obsolescenza programmata nella storia: negli anni 20 del 1900 quello della corrente elettrica era un mercato fiorente. Il Mondo era positivo e aveva fiducia nel futuro. La lampadina di Edison durava 1.500 ore e le aziende concorrenti facevano a gara per fare un prodotto che durasse di piu’, superandosi di volta in volta: 2.000 ore, poi 2.500 ore, e cosi’ via.
Poi arrivo’ la crisi del ’29 e i produttori capirono che un prodotto che durava troppo a lungo non generava nuove vendite. Decisero cosi’ di fare cartello e di allinearsi tutti a una lampadina che durasse 1.000 ore, e per essere sicuri che nessuno sgarrasse, misero in piedi un apparato burocratico paragovernativo che stabiliva esattamente le regole da seguire nella produzione delle lampadine.

Negli anni 60 il concetto di obsolescenza programmata assunse un significato diverso. Il design era la chiave, e in un periodo di abbondanza, la gente era incline a comperare nuovi anche prima che si guastassero quelli vecchi, per avere qualcosa che sembrasse piu’ moderno. Si consumava per consumare, e questo continuo e crescente consumo aiutava l’economia stimolando la produzione di nuove merci e producendo posti di lavoro, quindi benessere.

L’obsolescenza programmata, che era la chiave del commercio nei Paesi occidentali, non aveva pero’ motivo di esistere in quelli comunisti, in cui tutta la produzione era gestita dallo Stato, i beni erano scarsi ed era interesse di tutti che durassero il piu’ possibile.

Nel 1981 una societa’ della Germania Est cerco’ di penetrare il mercato occidentale. Partecipo’ a una fiera internazionale in Germania Ovest proponendo una lampadina di loro invenzione che durava 250.000 ore, ma non trovo’ investitori e lascio’ perdere l’Ovest. Prospero’ al tempo del comunismo, ma nel 1989, con la caduta del Muro di Berlino e l’apertura all’Ovest, fu costretta a chiudere.

Ora i produttori fanno un misto di queste cose, ma con un’aggravante: i prodotti sono fatti per rompersi e costringere a comperarne di nuovi. Stampanti programmate per fare un certo numero di stampe e poi rompersi, computer che improvvisamente non funzionano e l’unica opzione sembra essere comperarne uno nuovo. Perche’ altrimenti sarebbe diventato cosi’ difficile trovare qualcuno che ti ripari gli elettrodomestici, mentre siamo pieni di opzioni se ne vogliamo comperare uno nuovo?

Ma e’ davvero giusto cosi’? Tutto questo consumismo porta gravi problemi di inquinamento, merci che devono essere smaltite ad alti costi o che semplicemente vengono mandate nel Terzo Mondo, e siamo sicuri che consumare produca ricchezza?
Se le aziende italiane chiudono per andare a produrre all’estero e i soldi vanno ai pochi soliti noti, qual e’ il vantaggio per la nostra economia nel continuare a comperare prodotti?

Se vi interessa questo argomento e ne volete sapere di piu’ vi consiglio questo documentario.
La decrescita felice si contrappone a questo modo di affrontare l’economia e si basa sulla produzione di beni che durino nel tempo e per questo possono essere anche piu’ cari, ma sono fatti per essere funzionali, non per essere rimpiazzati.

Adobe sembra aver trovato un sistema per ovviare al problema dell’obsolescenza programmata con Adobe Creative Cloud, dando la possibilita’ di affittare i suoi programmi attraverso una licenza, quindi non piu’ comprando i suoi software, ma affittandoli, e trovando sempre l’ultima versione, attraverso il suo uso on line. L’idea non sarebbe malvagia, se non fosse che ha un costo proibitivo per i non professionisti che usano il software solo ogni tanto.

Un altro sistema sono software gratuiti sviluppati dagli utenti, che potendo contare su una comunita’ appassionata, a volte riesce ad arrivare a risultati eccellenti. In questo senso WordPress ha fatto una rivoluzione nel web design, e riesce a fare un profitto mettendo alcuni articoli a pagamento per chi ha pretese piu’ alte ed e’ disposto a pagare.
Mi auguro che il Mondo andra’ in questa direzione.

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